dove va Ꭓ, vado io, fuori di H2O, attraverso mio colon:: In altre parole 2 decodeX

poҡ 1240

23/09/2025 > Quando ho iniziato a leggere In altre parole di Jhumpa Lahiri, avevo paura che sarebbe stato tipo «Eat, Pray, Love» (che non mai visto, lo giuro!), ma non era così male. Ci sono spunti interessanti sull'apprendimento dell'italiano, anche se la prospettiva di Lahiri è diversa del mi•. Lei non aveva bisogno di imparare l'italiano come io, l'italiano la contagiava, como ha detto William Burroughs (e dopo Laurie Anderson l'ha transformata in una canzione): «la lingua è un virus» (dal fouri spazi👽), qual qualcosa in cui credo nel profondo del mi• ʝ ... io, oʈto, non scrivo questo blog,il linguaggio mi sta usando per scriverlo, per propagare il suo codice proprio.   

E forse puoi dire che Lahiri stava attraversando una crisi di mezza età, un blocco dello scrittore + aveva bisogno di una nuova prospettiva, quindi in questo senso, sì, forse è un po «Mangia, Preda, Ama», ma invece di divorziare dal marito, lo trascinò con sé insieme ai figli a Roma, in 2012, al stesso tempo che j + io (jio? joi? noi «Ы» «joined @t the hip», uniti all'anca, come ho detto prima la lingua ha iniziato a usare ᾯ (o ī) come scriba per scrivere in italiano) abbiamo lasciato la città eterna, dopo 3 anni. Infatti, Lahiri parla dell'Portico di Ottavio + come fosse sempre sotto le impalcature, ma quando habbiamo vissuto lì (un «stone's throw» dall'altra lato del fiume, in via Titta Scarpetta) no era cosi coperto di impalcature, e anch'io mi pizzicavo ogni volta che ne passavo davanti, o attraverso, mia rovina preferita.


Portico Ottavia nel 2010, quando siamo arrivati

Si potrebbe pensare che dopo aver vissuto a Roma per 3 anni ormai sarei fluente? Ma la verità è che non c'era nessuna scusa tranne ero pigro :( ... mi piace stare un pesce fuori d'acqua, ><()°> > H2O, «Dove va il Ꭓ, vado anch'io» come dicevano i Monty Python, rubando la battuta a Ezechiele 47:9.

Ricordo che Dennis Cooper (che ha vissuto a Parigi da molti anni) una volta mi ha detto che non voleva imparare il francese, che preferiva non sapere cosa dicevano i francesi... forse è meglio così non sapere? Perché più capisci, più ti rendi conto che 99% delle volte le persone (in qualsiasi cultura) parlano solo di schifo sciocchezze. Mi piace come suonano il francese + l'italiano, ma forse l'incantesimo si spezzerebbe se capissi davvero cosa viene detto. Ho imparato abbastanza per cavarmelo (è «cavarsela» la stessa cosa di «get by»?), è tutto ciò che mi importava, abbastanza per fare la spesa, mangiare al ristorante, ecc. Inoltre, non sono una persona molto socievole o loquace, avevo pochi amici con cui chiacchierare. Ma stessa volta è differente, è più urgente che mi purifichi da questo virus inglese, decolonizzarmi da la peste a meri cane, anche se solo attraverso la scrittura che mi sta infettando. Lahiri non menziona mai gli effetti colonizzatori, ma deve essere stata una ragione di fondo?


copertina fallita per Our Colony Beyond the City of Ruins
(Lahiri aveva anche una passione per le Metamorfosi di Ovidio)

Strano che non solo la parola «colonizzare» sembri avere le sue radici nel tuo colon (il stesso in inglese + italiano), ma che lo «scopritore» dell'¿merika sia stato Cristóbal Colón (in spagnolo, la lingua del denaro che ha finanziato il suo viaggio). Durante il suo trasloco («atras loco»? cioè: tornare pazzo) in Spagna, il suo nome cambiò da una colomba (o «Colombus» in latino) a un tubo che elabora + trasporta merda! Questo riassume più o meno ciò su cui è stata fondata l'¿merika, che prende il nome da un altro italiano, Amerigo Vespucci, che disertò anche lui in Spagna.

«Columbia» come toponimo sembra comparire nella mia vita e soprattutto in quella di j. Sono nato sul fiume Columbia, in Oregon. J (nato il giorno di Colombo!) ha ricoperto vari incarichi alla Columbia University negli ultimi 20 anni, poi abbiamo vissuto nel Distretto di Columbia per più di 6 anni e ora j sta lasciando la Columbia University. Come Sound Furies, abbiamo anche scritto una canzone intitolata «Columbia»:

La lingua in In altre parole era facile da leggere, ma anche goffa + impacciata (migliora man mano che si procede, e forse era proprio questo il punto, con questo libro Lahiri ha imparato da scrivere in italiano) ... non che io sia qualcuno che possa giudicare, ho il sospetto che la lingua che sto usando ora è tutt'altro che elegante o anche corretto. A differenza di Lahiri, non ho imparato né il latino né il greco prima, per «primare la pompa».

Sebbene Lahiri non parli direttamente di decolonizzazione, parla dell'italiano come forma di esilio:

«Chi non appartiene a nessun posto specifico non può tornare, in realtà, da nessuna parte. I concetti di esilio + di ritorno implicano un punto di origine, una patria. Senza una patria + senza una vera lingua madre, io vago per il mondo, anche dalla mia scrivania. Alla fine mi accorgo che non è stato un vero esilio, tutt'altro. Sono esiliata perfino dalla definizione di esilio.»

O, come Furie Suona canta in «Columbia» (se traduci):

Ciò che non è mai stato perso non può essere ritrovato
un paese fondato sul calcolo della morte

Anch'io sono in essilo, da un posto fondata sulla merda + bugie. Purtroppo non ho nessun altro posto che posso chiamare «casa», sono troppe le generazioni di antenati mio nati qui per poter risalire a qualche altro luogo, se non geneticamente. E non ho figli che trasmetta il mio DNA, devo sostituire il mio DNA con le parole, i libri sono la mia progenie. Anche con Lahiri, la sua parole diventare un luogo di rifugio, per lasciare volontariamente che l'italiano consumi il suo essere:

«Divento le mie parole, e le parole diventano me.»

24/09 > il gioco dell'attesa continua (ancora nessun visto) + sono troppo distratto a fare qualsiasi cosa se non esercitarmi con l'italiano, rifugiarmi nell'italiano come se fossimo già lì ... spero che non sto mettendo mi piede nella bocca del lupo? Crepi!

Stiamo già regalando le nostre piante a buone case, ad amici e a persone che vivono nel nostro edificio infestato,il castello del cancro, e a una persona che è una scienziata che studia modi per migliorare la cattura del carbonio nelle piante. E i elettronici che funzionano a 120 volt, non sono adatti in Europa, regalarli, e ho scambiato il mio amplificatore Orange con il sushi!

Claudia Cardinale è morta ieri, R.I.P.

È interessante pensare che, in un certo senso, sto scrivendo per un nuovo pubblico ... una REpubblica? Non avevo mai pensato prima a una repubblica come a qualcosa che rende pubblico di nuovo, inoltre pubblicare significa letteralmente «rendere pubblico» ... questo è ciò che accade quando si inizia a pensare in italiano, forse devo (e ogni volta che scrivo «devo», penso alla de-evoluzione, grazie alla band omonima ... Q: are we not men?) devo rielaborerò o riassumere i post vecchio qui su 5cense in italiano, anche per esercitarmi.

È la settimana del clima/assemblea generale delle Nazioni Unite, quindi cene con i colleghi di j. la notte scorsa un collegh• di j mi ha chiesto, «che tipo di libri publiccii»? + ho risposto, «il tipo di libro che prendi in mano + dici: 'cazzo questo?!'» + più tardi quella notte la stess• collegh• stava descrivendo un libro che aveva visto una volta ma non ricorda il nome + io ho detto Codex Seraphinius? + quest• collegh• ha detto di sì! + ho detto che questo, questo è il tipo di libro che mi sforzo pubblicare.

Uno dei post più popolari su 5cense è quando ho iniziato a tradurre il «Decodex» allegato al Codex Seraphinius dall'italiano all'inglese, ma non l'ho mai finito. Forse dovrei dedicarmi alla seconda parte ora, che ne dici?

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