Zitti coi ziti en bocca al lupo per passa il mare a trovare linguaggio esiliato

poҡ 1250

8/11/25: No ho scritto molto nell'ultimo post perché eravamo occupato — alla ricerca di casa, osservando, ascoltando, leggendo, studiando l'italiano perché non sono ancora abbastanza sicuro per parlare e scrivere in italiano. Questo è il 14° post consecutivo che scrivo in italiano, ma confesso che a volta ho barato [che è difficile da dire per me perché «barare» suona come la spagnolo «borrar», cancellare, e anche strano che «cancello» = «gate», o «g8» nella gergo dicebat che usavo fino a quando ho iniziato a scrivere in italiano], usando google translate o DeepL. Ma addesso non uso (proverò), quindi perdonate gli errori di battitura e la scrittua sciatta. Cioè, uso ancora DeepL per alcune cose come cercare parole come «sloppy» e per controllare mio lavoro, e se lo uso, non faccio copia e incolla. Ora dirai basta con il italiano, parlando di niente, ma mi sirve practicare.

Cosa non voglio è che DeepL o l'intelligenza artificiale mi fare parlare come tutti gli altri nel mundo [o «moondough» come avrei detto prima in dicebat] italofona. Beckett scriveva in francese per eliminare ogni stile, ma questo non è proprio mi intento, prima di tutto voglio renunciare inglese, cancellare qualsiasi parte del cervello che si occupa del linguaggio, per ricominciare da capo.

Ho trovato una parole interessante ieri in un racconto di Geoffredo Parise nel libro di «Parallel Text» fianco a fianco in entrambe le lingue: tacere, che in inglese è stato tradotto come «keep to themselves» e in dizionario: «to be silent». In inglese silenzio non e verbo tranne che per zittire il tuo avversario. Come posso dire «tacio»? È una contraddizione intrinseca nel momento stesso in cui esce dalla tua bocca, no? Anche zittire, «zitto», che anche mi piace perché sembra «zip it!» in inglese che é quasi la stessa cosa che «zitti!» e anche «ziti» é una forma di pasta, derivato di «zita» perché lo servivano ai matrimoni nel sud. Ci sono due verbi in italiano per l'atto del silenzio e zero in inglese, cosa dice?

Oltre alle lingua, sto imparando che il modo in cui gli italiani vendono o affittano le case è molto diverso da quello americano, come questo fine settimana non abbiamo nessun appuntamenti per vedere case, mentre negli stati ununiti questi sono i giorni più frenetici, e tutto il tempo é va va va 24/7, ma qui fanno tutto piano piano, immobili lenti, come lo slow food. E il concetto di «nuda proprietà» é molto strano per noi [per gli meri cani che leggono questo, si tratta di case che si acquistano ma che bisogna aspettare che il proprietario muoia prima di poterci vivere], una buona premessa per un film horror tipo «pesce di nome Wanda» dove il protagonista cerca di trovare modi di far morire il proprietario, ma vive ben oltre i 100 anni, sopravvivendo all'acquirente, e allora che? Soprattutto perché [secondo le notizie di ieri] gli italiani vivono sempre più a lungo.

L'altra cosa strana è che di solito quando visiti un posto ci sono i proprietari o gli inquilini (di solito studenti assonnati con bottiglie di birra e calzini puzzolenti ovunque), mentre negli Stati Uniti questo è un grande no-no, non dovresti nemmeno avere foto o effetti personali visibili. E di solito gli italiani non fanno nemmeno il minimo tentativo di pulire o organizzare un posto, mentre negli Stati Uniti è necessario disinfettare e neutralizzare un posto prima di mostrarlo, è shockante vedere come vive la gente.

En un altro Parallel Text racconto di Leonardo Sciascia mi piace questa frase: «chi ha lingua passa il mare» [in una storia in cui vengono ingannati facendogli credere che stanno attraversando il mare per raggiungere l'America, solo per ritrovarsi nel luogo (Sicilia) da cui erano partiti].

Siamo andati a fare una passeggiata sulle colline, non sempre è facile trovare il percorso, ma più o meno i sentieri sono 904 > 900 > 902:

Più o meno una mezza maratona, con 500 metri di dislisvello, soprattuto all'inizio su Via dell’Osservanza.


Eremo di Ronzano

Sto rileggendo Dissipatio H.G. di Guido Morselli, questa volta in italiano (dopo averlo letto in inglese un paio di settimane fa, quindi è ancora fresco nella mia testa). Morselli è nato a Bologna, quindi qui è il luogo ideale per leggerlo, anche se ha trascorso gli ultimi anni della sua vita a Milano e Varese, dove si è suicidato dopo che Dissipatio H.G. era stato rifiutato per la pubblicazione. La città descritta nel libro [Crispoli] era forse ispirata a Milano o a una città svizzera come Zurigo.

Io non amo Crispoli, anzi non la posso soffrire. In Lei ho scorto il mio antipo, l'affermazione trionfale di tutto ciò che io rifiuto, l'ho eletta a entro della mia detestazione del mondo, un caput-mundi al negavito. La mia «fuga saeculi» è stata, già allora, fuga da questa precisa localizzazione del 'secolo'. Pure, il fatto che ho sotto gli occhi mi riesce implausibilie e tetro.

Anche se avevo appena letto Dissipatio H.G. in inglese e quindi sapevo “cosa succede”, era comunque difficile da leggere perché il linguaggio è molto descrittivo e filosofico e, dato che c'è un solo personaggio, non ci sono dialoghi, solo un soliloquio solipsistico interiorizzato.

Un gioranle è un testimone, non soltanto un raccattatoio di notizie. E non può disertare, esso, dev'essere la conscienza riflessa degli avvenimenti, non può venir meno a questo dovere seguendo un impulso, anche collettivo o universale: finché vive, è là, a rendere conto. Finché vive. E ancora, in qualche modo, viveva. Nello sbracciarsi privo di senso delle su linotypes. Dicevo che quel gesto mi è rimasto fisso negli occhi. È vero. Rivedo quei poveri automi gesticolanti, prigionieri della loro fedeltà meccanica.


[caratteri tipografici che abbiamo visto oggi in una vetrina a Bologna]

C'è anche un riferimento a Marshall Mccluhan (anche se non gli dà credito):

Scarto subito gli assiomi della informatica, del tipo: il mezzo è il messagio, con l'indiscutibile corollario, niente mezzo, niente messaggio.

Per esercitarmi nella scrittura in italiano, sto trascrivendo alcuni brani che mi hanno colpito particolarmente:

Vado di là a prendere una bracciata di legna per la stufa e ci trovo una delle vacche di Giovanni. Animal bibliophagum, stava mangiondosi la mi Psicologia del Conscio. I volumi in brochure e con la copertina verde, una trentina di copie che l'editore mi mandò da distribuire agli amici, erano in un palchetto. Lei li brucava di buona voglia, una poltiglia verdastra sgocciolane del labbrone peloso sul pavimento sparso di pagine a mazzi. Ho riso. Quel riso aveva le stigmate dell'isteria, ma mi scaricava. Il terrore-congestione, si è sciolto in una specie di tenerezza riconoscente. Carezzavo la bestia, che si si nutriva fuori di metafora del mio pensiero fatto verbo e rilegato in cartone. Lo avrei ricuperato l'indomani (se mi riusciva di mungerla), finalmente rimunerativo.

Allo stadio finale di una contemplazione abbastanza perversa, riuscivo a persuadermi per davvero di essere solo. Solo nel mondo. In gergo fiosofico si chiama, salvo errore, solipsismo: l'individuo io, e la su visione delle cose, nessun altro, niente altro. Ma la filosofia non m'interessava (non mi ha mai molto interessato). Io 'vivevo' questo.

(O genti, volevate lottare contro l'inquinamento? Semplice: bastava eliminatre la razza inquinante).

Io sono, dunque penso. Gli ordinatori elettronici continuano a funzionare, o quanto meno sono in grado di funzionare, ci siano o non ci siano gli operaratori e gli utenti, così imperturbati che, volendo, portrei dialogare con essi, se ciò a sua volta non mi puzzasse di teoria (teoria cibernetica). O di science-fiction. La loro memoria rimane in grado di registrare dati, di analizzarli, poi di elaborarli. Sarò immodesto, ma non vedo perchè, anche in assenza di operatori e utenti, non dovrei essere capace di fare altretanto. A livelli sia pure superiore al mio, il pensiero è stato quasi sempre solitario, fina a se stesso, asociale. Secreto da monadi senza finestre, o che non si curavano di mettersi alla finestra. L'idolatria della communicazione ero un vizio recente. E la società, dopotutto, era semplicemente una cattiva abitudine.

Chi se ne va da questo mono «passa a miglior vita», dicevano. E il cartellone invitava appunto a andare «dove la vita è migliore». La morte-premio, come emigrazione turistica collettiva, sio può concepire, in un secolo, com'era il nostro, vastamente dedito all'educativo esercizio del viaggiare. Il turismo, surrogato della mobilizatione generale, diceva Hans Enzensberger.

Un gruppo della Sinistra estrema (cosa notevole, la Sinistra essendo ottimistica, sessuo-agnostica, e antimalthusiana) aderiva al movimento «Zero Population Growth» per il controllo delle nascite; mi chiesero un intervento alla radio e mi prestai volentieri. Un sermoncino di otto minuti.

Alla vetta della sua evoluzione trionfale, l'io esplorava le vie più dirette verso il nonio, non la lenta discesa nell'entropia, ma l'autodistruzione rapide e totale, e non occorreva che fosse indolore. Il cupio dissolvi. Freud lo sbattezzò in «istinto di morte», ma universalizzandolo, assegnandolo a ogni gratuita astrazione.

Quella notte (mi dico), tornando dalla grotta del Sifone: la ragazza dalll'occhio nero, la browning 7 e 65, l'avevo vicina, quando mi sono coricato. E so che poi ho premuto il grilleto. È un'arma che non s'incanta.

[... interessante che Google Translate traduca quest'ultima frase: «È un'arma che non può essere incantata». Ma DeepL dice: «È un'arma che non si inceppa». [che è come la traducono nella versione inglese], quindi DeepL è più intelligente, in questo caso di capire i gioci di parole. In ogni caso, come è possibile che nessuno l'abbia interpretata come una richiesta d'aiuto? E solo di recente l'Italia ha riconosciuto il diritto alla morte (almeno a Firenze).]

Ma i morti non vedono se stessi, il loro stesso sangue che hanno versato.

9/11: Non ho ancora fatto sogni in italiano, ma ieri notte ho sognato di l'italiano. Oggi [domenica] abbiamo circumnavigato Bologna cercando di ricreare la forma di un fiore:

... leggendo i muri lungo il percorso:


spazio collettivo LABAS

10/11: Abbiamo visto Mostro di Firenze... e qui stavo pensando che gli omicidi fossero rari in Italia, anche se questo era un caso eccezionale, così strano e sconcertante e terrrificante. Anche abbiamo visto Il Padrino I in italiano l'altro giorno, per practicare, poiché lo sappiamo a memoria, e anche Forrest Gump.

11/11: Forse abbiamo trovato un posto. O forse dovrei dire che è stato il posto a trovare noi, perché è così che la penso. Andiamo in giro a guardare i posti farendo decisioni calculato, ma davvero i luoghi ci seducono, architettura che deve rimanere a esistere quindi deve trovare un ospite che lo accolga, per occuparlo, per renderlo utile. E oltre all'architettura (e agli architetti che la realizzano), ci sono tutti i fantasmi degli abitanti precendenti, risalenti al XVII secolo, come una ragnatela di rizomi invisibili che continuano a propagare il tessuto che racchiudere lo spazio, mantenendolo in vita come la nave di Teseo.

Ieri stavamo arrivando agli ultimi appuntamenti in programma, il penultimo (da acquistare) era il posto migliore che avevamo visto finora, il problema non era il posto in sé (in cui potevamo immaginarci perfettamente e che offriva tutti i comfort creaturi, forse troppo comodo), ma la sua posizione all'interno della città, proprio nel centro, a due passi da piazza maggiore. Ed era il limite massimo del nostro budget, tutte le nostre uova in unico cestino, come si dice in inglese. Ma non siamo ancora pronti a impegnarci ad acquistare a Bologna.

Allo stesso tempo, non abbiamo visto molte opzioni per gli affitti. Rispetto a NYC, sembra esserci un'enorme discrepanza tra l'acquisto e l'affitto. Direi che forse gli appartamenti costino la metà rispetto a NYC, siano costosi per una città come Bologna e più costosi rispetto ad altre parti d'Italia, e perché? Tuttavia, il mercato degli affitti sembra essere inferiore di un quarto rispetto a quello di New York, se non addirittura di più... ci sono molti appartamenti a meno di 1000 euro (che a New York costerebbero 4000), con 2000 euro si può trovare qualcosa di davvero carino e con più di 2000 euro si può avere un proprio cazzo palazzo. Il problema è che non ci sono molte soluzioni di fascia alta, la maggior parte degli affitti sembra essere orientata agli studenti.

C'era un posto che abbiamo visto che era pazzo palazzesco, come uscito da un dipinto di Maxfield Parish, quasi troppo borghese e decadente (ma è molto più economico di quello che paghiamo ora a NYC), ma potremmo renderlo shabby chic (come sembra che abbiamo l'abitudine di fare, come quando vivivamo a Palazzo Colonna a Roma). Non voglio mettere il piede nella bocca del lupo, perché dobbiamo presentare una proposta che loro devono accettare, e potrebbero pensare che siamo degli a meri cani squattrinati, soprattutto quando Calamari non è nemmeno redditizio (e mi hanno chiesto i miei «bilanci»).

Non direi che ci abbia colpito immediatamente (ma ci sta colpendo e il potenziale ha riempito i miei sogni la scorsa notte) ed era difficile immaginare come riempire lo spazio con le nostre cose, ma è il tipo di posto che sarebbe folle lasciarsilo sfuggire. Non è una decisione razionale, ma basata sull'istinto, sul desiderio di vivere un'esperienza nuova, diversa da qualsiasi cosa avessimo mai immaginato. Continuavo a pensare agli anni in cui i Rolling Stones vivevano nel sud della Francia, è proprio così: Exile on Main St.

Comunque, forse avremo notizie più concrete nel prossimo post.

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