Lessico famigliare QZerty nell'archivio di Babele

poҡ 1283

13/5/2026 | Heathrow: A gennaio pensavamo che non saremmo mai più tornati negli stati ununiti, ma abbiamo dovuto ritornare per la commemorazione della madre di Prisca. Ma ora spero di non metterci mai più piede, siamo scappati! Gli stavi ununiti possono andare a farsi fottere.

Ora posso tornare a essere Cal (a mari). Nel corso dell'ultima settimana, Cal ha riflettuto a lungo sugli stavi ununiti, sulla morte e su ciò che accade dopo che moriamo. A Cal non importa cosa succeda dopo la morte, per quel che gliene importa, possono mangiarlo gli animali, oppure le sue ceneri possono essere disperse nel Tevere o il fiume Columbia dove sfocia nel mare (dove è nato).

L'idea di andare in paradiso (o inferno) è ridicola. La cosa più bella è vedere le proprie cellule riciⱭlate in altre forme di vita, diventare tutt'1 con l'∞. Cal ha riflettuto molto anche sulla famiglia, e su come la sua famiglia sia composta unicamente da Cal + Prisca, e da tutti i libri (al posto dei figli) + dalla trasmissione del sapere + arte che lasceranno dietro di sé.

16/5: Di nuovo nel BLQ. Primo volo di ritorno verso la nuova casa. Una famiglia di 2 circondata da tutti questi libri.

Cal ha finito di leggere Lessico famigliare di Natalia Ginzburg sull'aereo di ritorno. Cal ha rinunciato all'inglese, lo parla solo con Prisca, mentre i parlanti lessicografici di Ginzburg è vastissimo e comprende non solo la sua famiglia, ma anche intellettuali di sinistra provenienti da Torino e dintorni.

Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all'estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c'incontriamo, possiamo essere, l'uno con l'altro, indifferenti o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase: una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia. [...] Una di quelle frasi o parole, ci farebbe riconoscere l'uno con l'altro, noi fratelli, nel buio d'una grotta, fra milioni di persone. Quelle frasi sono il nostro latino, il vocabolario dei nostri giorni andati, sono come i geroglifici egiziani o degli assiro-babilonesi, la testimonianza d'un nucleo vitale che ha cessato di esistere, ma che sopravvive nei suoi testi, salvati dalla furia delle acque, dalla corrosione del tempo. Quelle frasi sono il fondamento della nostra unità familiare, che sussisterà finché saremo al mondo, ricreandosi e risuscitando nei punti più diversi della terra, [...]

La sorella di Natalia sposò Adriano Olivetti, figlio del fondatore delle macchine da scrivere Olivetti. Così, parla molto della famiglia Olivetti e di coloro che vi lavoravano, nonché di molti altri eminenti antifascisti ed ebrei, durante il periodo della II guerra mondiale.


Lessico famigliare sulla Lettera 22 di Cal

[... dove «Lettera 22» è anche il titolo del saggio che Cal A (con il nome di ¿ i) ha contribuito alla raccolta, Cybernetics, or Ghosts? e probabilmente la stessa macchina che Ginzburg (e anche Pasolini) usarono. Nel saggio ha anche omesso di menzionare questi altri utilizzatori QZERTY della Lettera 22: Bob Dylan, Sylvia Plath, William S. Burroughs, Italo Calvino, Fidel Castro + Joan Didion (che forse si potrebbe definire una versione americana di Ginzburg).]

E Ginzburg ha lavorato con Cesare Pavese (di cui La luna e i falò Cal ha appena letto) da Einaudi, quindi lui occupa un posto di rilievo.

Natalia (nata Natalia Levi, non imparentata con Primo Levi, (di cui La chiave a stella anche Cal ha appena letto) sebbene fossero amici/colleghi e frequentassero gli stessi ambienti a Torino) sposò Leone Ginzburg, un espatriato russo. Sua madre iniziò a imparare il russo dalla sorella di Leone prima di preoccuparsi che potessero essere «compromessi» se in casa fossero stati trovati libri in russo.

Ma il libro parla poco di Natalia, perlopiù parla della sua famiglia e della dialetta famigliare che parlano. Ginzburg è solo un'osservatrice silenziosa. Lei accenna appena a Leone, solo poche frasi su come fu portato via e ucciso dai nazisti. Molti dei suoi amici e familiari (compreso suo padre) furono arrestati. Suo fratello Mario Levi, per sfuggire all'arresto fascista, si gettò da un ponte in un fiume, raggiungendo a nuoto ala Svizzera.

Cal non può fare a meno di tracciare parallelismi tra allora e oggi, e di notare come l'assurdità dell'intera situazione sia ormai diventata la norma e tutti si aspettino che tutto torni alla normalità, quando con ogni probabilità degenererà nella III guerra mondiale.

La guerra, noi pensavamo che avrebbe immediatamente rovesciato e capovolto la vita di tutti. Invece per anni molta gente rimase indisturbata nella sua casa, seguitando a fare quello che aveva fatto sempre. Quando ormai ciascuno pensava che in fondo se l'era cavata con poco e non ci sarebbero stati sconvolgimenti di sorta, né case distrutte, né fughe o persecuzioni, di colpo esplosero bombe e mine dovunque e le case crollarono, e le strade furono piene di rovine, di soldati e di profughi. E non c'era più uno che potesse far finta di niente, chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie e cacciare la testa sotto al guanciale, non c'era. In Italia fu così la guerra.

Alcune parole che ho imparato leggendo questo libro: {apolide, fuoroscito, zonzare, sbrogliare}.

Alla luce della morte della mamma di Prisca + tornando nella loro famiglia di 2 persone, questo brano ha assunto un significato particolare:

Incontravo sempre, sulla strada, gli altri internati, e ci interrogavamo con lo squardo in silenzio, chiedendoci dove andare e che cosa fare. Ricevetti una lettera di mia madre. Era anche lei spaventata e non sapeva come aiutarmi. Pensai allora per la prima volta nella mia vita che non c'era per me protezione possibilie, che dovevo sbrogliarmela da sola. Capii che c'era stata sempre in me, nel mio affetto per mia madre, la sensazione che lei m'avrebbe, nelle disgrazie, protetto e difeso. Ma ora restava in me l'affetto soltanto, e ogni richiesta e atessa di protezione era da io in avvenire proteggerla e difenderla, perchè era ormai, mia madre, molto vecchia, avvilita e indifesa.

Leggendo questo libro, Cal non può che sperare che un po' del lessico famigliare di Ginzbug gli rimanga impresso. E quanto alla scrittura, Ginzburg scrive:

C'erano allora due modi di scrivere, e uno era una semplice enumerazione di fatti, sulle tracce d'una realtà grigia, piovosa, avara, nello schermo d'un paesaggio disadorno e mortificato; l'altro era un mescolarsi ai fatti con violenza e con delirio di lagrime, di sospiri convulsi, di singhiozzi. Nell'un caso e nell'altro, non si sceglievano più le parole; perchè nell'un caso le parole si confondevano nel grigiore, e nell'altro si perdevano nei gemiti e nei singhiozzi. Ma l'errore comune era sempre credere che tutto si potesse trasformare in poesia e parole. Ne consequì un disgusto di poesia e parole, così forte che incluse anche la vera poesia e le vere parole, per cui alla fine ognuno tacque, impietrito di noia e di nausea.

Non c'è altro da aggiungere. Fermo restando. Ma come ha detto prima Cal, cosa significa che una lingua ha non uno, ma due verbi per rimanere in silenzio (tacere + zittire), mentre l'inglese non ne ha nessuno (solo aggettivi)?

Tacio.